Rapito, un film da vedere e far vedere

Sette Nastri d’Argento per il film di Bellocchio, tra cui quelli come miglior film, miglior regia, miglior montaggio e migliore attrice protagonista

Premi meritati per Bellocchio che ci consegna un film intenso sul pregiudizio, la superstizione e il potere. Con una minuziosa ricostruzione storica, il regista piacentino racconta il Caso Mortara, rimosso dalla storiografia e dalla cultura italiana. È la vicenda di un bambino ebreo, Edgardo Mortara, battezzato all’insaputa dei genitori in una Bologna di metà Ottocento e sottratto alla sua famiglia dallo Stato Pontificio con l’avallo di Pio IX (beatificato da Giovanni Paolo II nel 2000!). Condotto a Roma nella Casa dei Catecumeni, un seminario riservato ai convertiti dall’ebraismo, verrà cresciuto come un cattolico.

Le leggi dello Stato Pontificio proibivano ai genitori di altre fedi religiose di crescere i cristiani. A nulla valsero le richieste e gli appelli della famiglia, della stampa internazionale, delle organizzazioni ebraiche e di politici e intellettuali di tutto il mondo: Edgardo non fu mai restituito ai genitori.

Nel 1867 Edgardo Mortara entrò nel noviziato e anche dopo la Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 si rifiutò di tornare dalla sua famiglia. Successivamente fu ordinato sacerdote assumendo il nome di Pio.

Il Caso Mortara fece crescere nell’opinione pubblica internazionale l’idea di uno Stato Pontificio anacronistico, intollerante e ostile ai diritti umani. Ma dopo la grande attenzione ricevuta tra gli anni ’50 e ’60 del XIX secolo, la vicenda cadde nel dimenticatoio fino alla pubblicazione nel 1997del libro di David Kertzer, Prigioniero del Papa Re, e soprattutto fino alla contestata beatificazione di Pio IX ad opera di Giovanni Paolo II nel 2000.

Rapito è un film profondamente laico ed anticlericale, un’opera d’arte contro il dogmatismo e la fede cieca e intollerante, ma è anche uno sguardo profondo nell’animo umano. Bellocchio ci mostra la sofferenza di Edgardo e della sua famiglia e la violenza di un’istituzione ormai prossima al crollo. Molto forte e di rara efficacia il parallelismo tra le preghiere recitate in ebraico nell’intimità familiare e le preghiere in latino imposte ai bambini nella Casa dei Catecumeni, ma anche il processo di conversione di Edgardo che finisce per considerare salvatori i suoi violentatori.

Un film da proiettare nelle scuole, magari durante l’ora di religione.

Giovanni Giallombardo